Nel 2006 Slow Food decise di fare una cosa che pochi organizzatori fanno: misurare quanto pesava davvero il Salone del Gusto e Terra Madre, a Torino. Rifiuti, allestimenti, acqua, energia, carta stampata. Poi, insieme ai designer del Politecnico di Torino e all’Università di Scienze Gastronomiche, ripensò l’evento una scelta alla volta, edizione dopo edizione.
Sei anni dopo, con un evento più grande e più visitatori, l’impatto ambientale complessivo era sceso del 65%. I rifiuti a persona erano passati da 1,1 chili a 0,75, la raccolta differenziata dal 16 al 59%. Migliaia di pallet usati per gli stand erano finiti a movimentare le merci di altre aziende invece che in discarica, e l’acqua delle fontanelle aveva sostituito decine di migliaia di bottigliette. Anche la carta stampata per comunicare l’evento era scesa di più di tre quarti, sostituita da un’app, dal sito e da codici QR.
Gli stessi organizzatori lo scrivevano senza giri di parole: eventi a impatto zero non esistono. Esistono eventi progettati meglio. Te lo racconto perché questa storia dice qualcosa di utile anche a te, che una manifestazione così grande forse non la organizzerai mai, ma nella tua struttura ospiti una cena d’estate, un matrimonio, una serata con musica nel cortile, o partecipi con il tuo banco al mercato del paese. L’impatto di un evento si decide quasi tutto prima che cominci: nelle scelte che fai mentre lo prepari, non nei bidoni che svuoti alla fine.
Cosa vuol dire, in pratica, sostenibile
È una parola che ormai si trova ovunque, e proprio per questo rischia di non dire più niente. Applicata a un evento, a me piace tradurla così: sostenibile è un evento che puoi rifare l’anno prossimo senza che qualcuno ci abbia rimesso. Non il luogo, che non deve uscirne consumato. Non tu, perché una serata che ti manda in perdita o ti lascia senza energie per una settimana non regge, per quanto bella sia stata. E non le persone che vivono intorno, che dovrebbero vivere il tuo evento come un’occasione e non come un fastidio da sopportare in silenzio.
Se una di queste tre cose salta, prima o poi salta tutto il resto.
Dove si decide davvero
La prima scelta è da dove arriva quello che servi. Il formaggio del caseificio a dieci chilometri, la verdura dell’orto che conosci, il pane del forno in paese. Non è solo una questione di gusto: accorciare la strada che fanno le cose è uno dei modi più concreti per alleggerire il peso di una serata. E ogni fornitore vicino è anche una storia vera da raccontare, con un nome e un volto.
La seconda è come arrivano le persone. Un matrimonio in collina con centoventi invitati può significare sessanta auto sulla stessa strada stretta. Una navetta dalla stazione o dal centro più vicino, o anche solo un’indicazione chiara su come organizzarsi per condividere i passaggi, cambia molto. Per l’ambiente, e per l’umore di chi arriva. La terza è cosa resta dopo. Piatti e bicchieri lavabili invece che monouso, il cibo avanzato che chi vuole può portare a casa, gli allestimenti che puoi riutilizzare invece di buttare. Sono scelte piccole, ma si vedono, e chi partecipa le nota. E poi ci sono le persone. Lo staff che non arriva a fine serata sfinito perché qualcuno aveva sottovalutato i numeri. I vicini avvisati per tempo della musica, e un orario di chiusura rispettato. Anche questo è sostenibilità, forse la parte più sottovalutata.
Succede anche qui
Non serve guardare lontano. Nel 2025 la Festa delle castagne e del miele di castagno della Valle di Soffumbergo, la Festa della Zucca di Venzone e la Mostra regionale della mela di Pantianicco erano tra le feste ammesse al programma regionale per gli eventi ecosostenibili, che premia chi riduce i rifiuti: stoviglie riutilizzabili o compostabili, bevande alla spina, una comunicazione che non si trasforma in carta da buttare. A Udine, la Coppa del Mondo Under 20 di scherma ha ottenuto una certificazione internazionale per la gestione sostenibile degli eventi, e ha destinato oltre l’80% della spesa organizzativa a fornitori della regione. Un riconoscimento sui rifiuti non basta a dire che una festa è sostenibile in ogni suo aspetto. Ma questi esempi dimostrano che si può partire da scelte concrete, anche in un piccolo paese.
Il punto in cui la comunicazione può tradirti
Puoi fare tutte queste scelte con cura, e poi raccontarle male. Oppure, ed è più comune di quanto si pensi, puoi raccontare scelte che non hai mai fatto. La versione più diffusa è la fogliolina verde accanto al logo, la scritta “evento green” sull’invito, la parola sostenibile ripetuta ovunque senza che nessuno spieghi cosa c’è dietro. Gli ospiti se ne accorgono. Quando trovano i bicchieri di plastica al bar, o scoprono che il prodotto “locale” arriva da un grossista dall’altra parte del Paese, la promessa si trasforma in sfiducia. E la sfiducia, in un territorio piccolo, si passa di bocca in bocca molto più in fretta di una buona recensione. C’è poi un paradosso meno visibile: spesso è proprio la comunicazione a pesare. Centinaia di volantini che finiscono nel cestino prima ancora della serata. Striscioni con la data stampata in grande, buoni per un solo fine settimana. Gadget che nessuno ha chiesto. Una grafica diversa a ogni edizione, così che nessuno riesca mai a riconoscere il tuo evento da un anno all’altro.
Un’immagine che dura più di una sera
Progettare con criterio l’immagine di un evento significa anche questo. Un sistema visivo pensato per tornare, edizione dopo edizione, senza essere rifatto da zero. Materiali che puoi riusare l’anno dopo, perché la data vive su un elemento a parte e tutto il resto resta valido. Meno carta, stampata solo dove serve davvero. E soprattutto immagini vere. Le mani del casaro che ti fornisce il formaggio, la tavolata apparecchiata nel tardo pomeriggio, lo staff che sistema le luci prima che arrivino gli ospiti. Una fotografia onesta di quello che succede racconta le tue scelte molto meglio di qualsiasi slogan, perché mostra invece di dichiarare. E restituisce un volto a chi lavora con te, che è un modo di riconoscere il loro contributo. Non si tratta di aggiungere un capitolo “green” alla tua comunicazione. Si tratta di fare in modo che dica la verità su quello che fai, e che non contraddica, con i propri sprechi, le scelte che hai fatto su tutto il resto.
Da dove iniziare
Prima del prossimo evento, prendi un foglio e scrivi tutto quello che dovrà arrivare: cibo, bevande, materiali, persone. Accanto a ciascuna voce, annota da dove arriva e come. Poi chiediti cosa resterà la mattina dopo: cosa finirà nei bidoni e cosa potrai rimettere in magazzino per la prossima volta. Infine guarda come stai comunicando quell’evento. Racconta queste scelte, o si limita a dire che è “green”?
Se ospiti eventi nella tua struttura e vuoi un’immagine che racconti davvero le scelte che fai,
Partiamo da quello che hai già, senza fretta. scrivimi info@outtatheconcretejungle.com.
Fonti: Slow Food, “Eventi a ridotto impatto ambientale”, bilancio del progetto 2006-2012 per il Salone del Gusto e Terra Madre, con la consulenza scientifica di Design Politecnico di Torino e Università degli Studi di Scienze Gastronomiche (https://www.unisg.it/assets/Comunicato-Stampa-Eventi-Sistemici-def.pdf). Regione Friuli Venezia Giulia, graduatoria EcoEventiFVG 2025. CSQA, certificazione della Coppa del Mondo Under 20 di scherma di Udine.
