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Oltre l’estetica: boicottaggio etico e autenticità nel tuo business Ho.Re.Ca.

    Scelte di valore per chi vuole unire qualità, responsabilità e coerenza nel proprio business.

    Nell’universo di “Outta the Concrete Jungle”, ogni dettaglio ha un peso. Dal font del tuo menù alla texture della tua tovaglia, dalla fotografia che racconta la tua storia alla scelta di ogni singolo fornitore. Perché l’autenticità e la coerenza non sono solo parole chiave per l’estetica: sono i pilastri di un business che risuona, che si distingue e che, soprattutto, riflette i tuoi veri valori. Oggi più che mai, le decisioni che prendiamo come imprenditori dell’ospitalità e della ristorazione non sono solo commerciali. Sono atti con conseguenze sociali, etiche e politiche. Scegliere cosa offrire non è più un gesto neutrale. E se c’è una cosa che detesto, sono le cose fatte a caso, senza consapevolezza, da principianti che non capiscono il vero impatto delle loro scelte. Ecco perché è fondamentale parlare di boicottaggio etico. Non si tratta di schierarsi a caso, ma di agire con responsabilità e sostenibilità contro sistemi di oppressione e violazione dei diritti umani. In questo articolo, ti guido attraverso le scelte concrete che puoi fare per allineare i tuoi acquisti alla tua etica, scegliendo la qualità non solo nel prodotto finale, ma anche nella sua origine.

    Il tuo menù, i tuoi valori: marchi da evitare nel settore food & beverage

    Sei il curatore dell’esperienza dei tuoi clienti. Ogni piatto, ogni bevanda, ogni caffè racconta una storia. Assicurati che sia una storia che valga la pena raccontare. Qui trovi alcuni dei marchi più noti e diffusi da cui iniziare il tuo percorso di selezione etica, con alternative concrete dove possibile:

    Coca-Cola: La dolcissima complicità
    Un nome che non può mancare in questa riflessione è Coca-Cola, tra le multinazionali più criticate per il suo coinvolgimento nelle colonie illegali israeliane, con centri di distribuzione in territori occupati e produzione di vini da uve coltivate su terre sottratte ai palestinesi. Boicottare questo marchio significa fermare una complicità economica documentata.

    Come alternative concrete e di alta qualità, puoi proporre la Gazacola, una bibita palestinese prodotta con un modello equo e solidale, oppure guardare alla Cockta. Quest’ultima è una scelta eccellente per chi cerca un gusto originale e “out of the box”: nata in Slovenia, è priva di caffeina e acido ortofosforico, basata su estratti di erbe e melograno, perfetta per chi vuole offrire qualcosa di diverso e storicamente significativo. Per quanto riguarda i succhi di frutta, ti suggerisco di puntare sulla territorialità e sul marchio Io Sono FVG. Scegliere i prodotti della Bottega del Friuli non è solo un atto di sostegno all’economia locale del Friuli Venezia Giulia, ma un modo per garantire ai tuoi ospiti una qualità certificata e trasparente, eliminando la dipendenza da grandi catene distributive spesso legate a filiere opache.

    Pepsi-Co: L’altro gigante sotto esame Anche Pepsi è segnalata come marchio da boicottare per analoghi motivi, spesso presente nei menu di bar e ristoranti. Il suo coinvolgimento con entità israeliane nelle colonie illegali e il possibile impatto sulla rete di oppressione richiede attenzione consapevole da parte di chi sceglie i prodotti destinati ai clienti.

    SodaStream: Bolle amare Questa è una storia nota: SodaStream è un’azienda israeliana che produce bibite gassate, ma la sua fabbrica fu spostata da una colonia illegale palestinese in Cisgiordania all’interno del territorio di Israele, dopo proteste di boicottaggio. L’azienda è stata accusata di pratiche discriminatorie nei confronti dei lavoratori palestinesi e di sostenere attivamente le politiche di pulizia etnica nel Naqab. Evitare SodaStream è quindi un gesto di solidarietà concreta.

    Prodotti Agricoli Israeliani: Sapore di ingiustizia L’agricoltura israeliana occupa posizioni di rilievo nel mercato globale, ma molte coltivazioni si trovano in insediamenti illegali che sottraggono risorse essenziali ai palestinesi. Aumenta sempre di più la domanda di boicottaggio di avocado, datteri, melograne, agrumi, e vini venduti con marchi come Mehadrin, Hadiklaim, Carmel-Agrexco, e altri brand noti in Italia. Molti di questi prodotti sono venduti nei supermercati o inseriti nei menù di ristoranti senza un’informazione trasparente sulle loro origini.

    Zoom sul tuo bancone e sulla tua cucina: marchi complici specifici

    Andiamo al sodo. Questi sono i nomi che trovi spesso, le scelte ‘automatiche’ che ora puoi rivedere con uno sguardo nuovo e critico:

    Aperol (Gruppo Campari): L’aperitivo con un retrogusto amaro Dietro il famoso aperitivo si nasconde una complicità che pochi immaginano. Il Gruppo Campari, che produce Aperol e numerosi altri marchi di beverage, esporta prodotti che includono materie prime provenienti da colonie israeliane illegali. Dal 2003 produce la “Pelmosoda”, una bibita costituita da pompelmi israeliani. Nonostante le campagne pubblicitarie e l’immagine etica che cerca di promuovere, Campari è coinvolto nell’economia di un sistema oppressivo. Per questo motivo il boicottaggio dei prodotti Campari è parte di molte campagne etiche.

    Illy e Lavazza: Il caffè che (non) connette Due simboli italiani del caffè, ma con una storia controversa. Lavazza è al centro di accuse da parte di movimenti pro-Palestina per legami con aziende israeliane complici dell’occupazione. Boicottare Lavazza significa prendere posizione contro la complicità indiretta nella politica israeliana. Illy, similmente, è inserita in liste di aziende complici per investimenti e rapporti commerciali con realtà israeliane. Entrambi i marchi sono comunemente utilizzati nella ristorazione e spesso rappresentano una scelta automatica: scegliere alternative etiche significa attuare consapevolezza attiva.

    Acqua Panna (Nestlé): La sete di giustizia Acqua Panna, di proprietà Nestlé, è collegata all’azienda israeliana Mekorot, già boicottata per il suo ruolo nel fornire acqua agli insediamenti illegali in Cisgiordania. La gestione e sfruttamento delle risorse idriche da parte di Mekorot è considerata una delle cause della crisi idrica palestinese. Evitare prodotti come Acqua Panna significa fare un passo concreto verso il sostegno alla giustizia e al rispetto delle risorse naturali.

    Rio Mare: Un mare di dubbi Il noto marchio di prodotti ittici è coinvolto indirettamente nella filiera che beneficia dei territori occupati e da campagne di boicottaggio internazionali. Sebbene il legame possa sembrare meno evidente rispetto ad altri settori, è importante considerare la provenienza di materie prime e le politiche aziendali in tema di diritti umani per una scelta consapevole.

    Barilla: La pasta della controversia Marchio italiano molto amato che ha subito campagne di boicottaggio in passato per dichiarazioni controverse, è anche criticato per partecipazioni finanziarie e affari con aziende complici nei territori occupati. Barilla investe nello stato israelo-palestinese e la sua filiera produttiva non è esente da relazioni controverse. Da parte della comunità impegnata sono giunte richieste di maggiore trasparenza e di impegno diretto verso pratiche economicamente e socialmente responsabili.

    Scotti: Riso Amaro Il Gruppo Scotti, con i suoi prodotti a base di riso e altre specialità, è segnalato in alcune campagne per legami con aziende israeliane presenti in territori occupati. Anche in questo caso è importante indagare con attenzione, poiché il settore agroalimentare è una chiave importante nella politica di occupazione.

    Ferrero: La dolcezza sotto scrutinio Il gigante dolciario è oggetto di attenzione per la sua rete di fornitori e investimenti. Alcuni dei fornitori di cacao e altri ingredienti sono valutati in relazione ai loro rapporti con Israele. Sebbene Ferrero si promuova come esempio di responsabilità sociale, nei circoli di boicottaggio viene richiesta una maggiore responsabilità e la fine di eventuali complici diretti o indiretti.

    Oltre il menù: Aziende internazionali e tecnologia

    La tua responsabilità non si ferma al piatto o al calice, ma si estende alle infrastrutture digitali che supportano la tua attività. Molte piattaforme turistiche globali, come Booking.com e Airbnb, sono state criticate e contestate per la loro complicità nel mantenere e normalizzare il sistema di occupazione, consentendo prenotazioni in insediamenti illegali. Queste piattaforme contribuiscono alla redditività economica delle colonie, violando di fatto i principi di un turismo etico e responsabile. Per chi gestisce strutture ricettive, una valida alternativa è Fairbnb. Si tratta di una piattaforma che opera secondo un modello cooperativo e solidale: una parte delle commissioni viene reinvestita in progetti sociali per la comunità locale in cui si trova la struttura. È la scelta perfetta per chi vuole uscire dalle logiche del turismo estrattivo e abbracciare un modello che rispetti sia il territorio che i diritti umani universali.

    Tecnologia e Infrastrutture: La scelta silenziosa Anche se meno direttamente collegati al food & beverage, marchi tecnologici come Hewlett Packard, Dell, Microsoft, Intel e Siemens supportano il sistema militare e di controllo israeliano, fornendo hardware, software e servizi a enti governativi coinvolti nel genicidio e nell’occupazione. Le tue scelte d’acquisto di dispositivi tecnologici possono quindi essere passate al setaccio con attenzione in chiave di sostenibilità etica.

    Come muoversi concretamente: un percorso di responsabilità, non di rinuncia

    So cosa stai pensando: “Alice, è un gran casino! Da dove comincio?”. Niente panico. Come nel design, anche nelle scelte etiche, la strategia è fondamentale. Non si tratta di rinunciare, ma di scegliere meglio. Ecco come trasformare la consapevolezza in azione:
    Verifica e seleziona i fornitori: Non accontentarti del ‘Made in’. Chiedi, indaga, esigi trasparenza sulla provenienza. Un prodotto etichettato “Made in Israel” potrebbe provenire da colonie illegali. La qualità, per me, inizia dalla verità.
    Usa app e piattaforme di monitoraggio: Strumenti come Boycat e le liste ufficiali delle campagne BDS sono i tuoi alleati. Resta aggiornato, sempre.
    Sostituisci i marchi da boicottare: Non è un vuoto, è un’opportunità. Promuovi alternative locali, prodotti palestinesi come Gazacola, o produttori che mettono i diritti umani al centro.
    Comunica i tuoi valori: La trasparenza e la coerenza sono il nuovo lusso. I tuoi clienti apprezzano chi ha una spina dorsale. Racconta il tuo impegno, invita alla riflessione, non nasconderti.
    Partecipa a reti di imprese solidali e campagne BDS: L’unione fa la forza. Costruiamo insieme un’economia più giusta.

    Il cambiamento parte da te, davvero.

    Scegliere di boicottare i marchi complici non è estremismo, ma la più concreta espressione della tua responsabilità civile ed economica. È la dimostrazione che il tuo business non insegue solo il profitto, ma ha un’anima e una visione. Questo percorso non è privo di sfide, ma è un investimento sicuro nella tua reputazione e nella tua autenticità. Se la tua attività opera nel settore Ho.Re.Ca. e vuoi capire come adattare queste pratiche alla tua impresa, allineando la tua etica al tuo brand, io sono qui per supportarti. Insieme possiamo costruire una strategia di comunicazione e d’acquisto che racconti la tua storia più vera, senza compromessi.
    Contattami: la qualità, per come la intendo io, inizia sempre dalla verità delle proprie scelte.